Diritto penale

Rassegna di giurisprudenza

(in ordine cronologico)

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Tribunale di Pescara - ordinanza 26 gennaio 2018 - Est. De Rensis

Violazione degli obblighi di assistenza familiare in danno dei figli minori (art. 570 co. 2 n. 2 c.p.) - Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio (art. 570 bis c.p.) - Discrimine

In caso di inadempimento all'obbligo verso il figlio minore, pur operando una presunzione semplice di incapacità di quest’ultimo di produrre reddito proprio (ed essendo peraltro prova dello stato di bisogno del minore il fatto che egli disponga di una retribuzione derivante dalla propria attività lavorativa), non è sussumibile sub art. 570 co. 2 n. 2 c.p. la condotta del genitore che pur non versando quanto stabilito dal giudice civile non determini con il proprio inadempimento la mancanza di mezzi di sussistenza per il minore, non essendo la fattispecie posta a tutela del mero inadempimento civilistico.
Non fanno parte della nozione di mezzi di sussistenza dispendiose attività d’istruzione e ludiche dei minori, come la frequentazione del conservatorio, un corso linguistico extra-scolastico e l’attività sportiva che comporti la partecipazione a gare agonistiche molto dispendiose.
Integra invece il delitto previsto dall’art. 12 sexies L. n. 898/1970 (oggi art. 570 bis c.p.) anche il solo inadempimento dell’obbligazione civile costituita dalla corresponsione della somma fissata dal giudice, prescindendo la tutela penale dallo stato di bisogno dell’avente diritto, e ben essendo sufficiente ad integrare il reato anche il versamento solo parziale in favore di figli minori.


Tribunale di Teramo – ordinanza 26 gennaio 2018 - Pres. Iacoboni - est. Tetto

Intercettazioni telefoniche - Art. 268 c.p.p. - Procedura di stralcio delle registrazioni e dei verbali - Competenza.

Al giudice del dibattimento è riconosciuta la possibilità di procedere alla selezione delle comunicazioni utilizzabili e non manifestamente irrilevanti, destinate alla trascrizione mediante perizia (con stralcio delle rimanenti), celebrando, nel confronto dialettico tra le parti, un’udienza a porte chiuse, in applicazione estensiva dell’art. 472 comma 2 c.p.p.-


Tribunale di Chieti - Sez. Dist. Ortona - ordinanza 22 marzo 2018 - Est. Ribaudo
(parte 1 - - - parte 2)

Ordine di esecuzione - Art. 656 co. 5 c.p.p. - Efficacia nel tempo della sent. n. 43/2018 Corte Cost.

La pendenza del ricorso per Cassazione avverso l’ordinanza di rigetto dell’istanza di annullamento e/o di sospensione dell’ordine di esecuzione della pena detentiva superiore a tre anni ma inferiore a quattro impone di ritenere non esaurito il procedimento esecutivo. Il rapporto esecutivo deve perciò intendersi sottoposto alla nuova disciplina regolatrice dettata dall’art. 656 comma 5 c.p.p. come “modificato” dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 43/2018 (intervenuta dopo la prima ordinanza di rigetto), dovendosi pertanto ritenersi operante la sospensione dell’ordine di esecuzione delle pene non superiori a quattro anni e quindi dichiarare temporaneamente inefficace l’ordine di esecuzione della pena e ordinare l’immediata liberazione del condannato, se non detenuto per altra causa.


Tribunale di Pescara – est. de Rensis – sentenza 19 gennaio 2018

Truffa con accredito su carta di pagamento ricaricabile – Consumazione del reato - Competenza per territorio

Nel delitto di truffa, quando il profitto è conseguito mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile (nella specie “postepay”), il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poiché tale operazione ha realizzato contestualmente sia l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente, che ottiene l’immediata disponibilità della somma versata e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima”

 

Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 24 novembre 2016 - Pres. Catelli, Rel. Tascone


Appello del P.M. - Inammissibilità per genericità dei motivi- Art. 572 c.p.p.

L’appello del pubblico ministero è inammissibile, per genericità dei motivi, ove si limiti a rinviare per relationem alle censure mosse nell’impugnazione della parte civile, senza indicare, nemmeno sommariamente, le ragioni del dissenso sulla sentenza appellata, essendo tale ipotesi differente rispetto a quella in cui il pubblico ministero trascriva nel proprio atto d’appello, testualmente e per esteso, le censure proposte dalle parti civili nella richiesta allo stesso presentata ai sensi dell’art. 572 cod. proc. pen., risultando in quest’ultimo caso rispettato il requisito di specificità (nel caso di specie il pubblico ministero aveva proposto appello “per le motivazioni ed argomentazioni specificamente evidenziate nell’istanza ex art. 572 c.p.p. della parte civile e nell’atto di appello della stessa parte civile”).

 

Tribunale di Chieti, sentenza 9 novembre 2017 - Est. Ribaudo


Responsabilità amministrativa degli enti - Presupposti - Mancata adozione del modello di gestione, organizzazione e controllo - Interesse e vantaggio nel reato di lesioni personali aggravate dalla violazione della disciplina antinfortunistica.

1. La disciplina dettata dal d.lgs. n. 231 del 2001 non introduce una responsabilità connotata da automatismi (sul modello di quella civilistica) che faccia seguire alla responsabilità penale del legale rappresentante dell’ente quella dell’ente medesimo, in virtù di quanto disposto dall’art. 5 d.lgs. cit., il quale prevede la sussistenza della responsabilità dell’ente solo nel caso in cui il reato sia stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, escludendo la responsabilità dell’ente stesso ove emerga che l’agente ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.
2. Non è sufficiente a fondare la responsabilità dell’ente la sola mancata adozione del modello di organizzazione e gestione, in quanto è necessaria la prova che il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente, requisiti che - in ipotesi di responsabilità amministrativa degli enti derivante dal reato di lesioni personali aggravate dalla violazione della disciplina antinfortunistica - ben possono ritenersi sussistenti rispettivamente nel caso in cui l’omessa predisposizione dei sistemi di sicurezza determini un risparmio di spesa o qualora la mancata osservanza della normativa cautelare consenta un aumento della produttività.
3. I concetti di interesse e vantaggio, nei reati colposi d’evento, vanno riferiti alla condotta e non all’esito antigiuridico; ed essi non ricorrono ove manchi la prova che la condotta colposa ascritta al datore di lavoro sia stata frutto di una violazione deliberata delle regole cautelari finalizzata al perseguimento dell’interesse della società, essendo invece essa il risultato di una semplice sottovalutazione dei rischi o di una cattiva considerazione delle misure di prevenzione necessarie.

 

Tribunale di Chieti, sez. dist. Ortona - ordinanza 8 novembre 2016 - G.E. De Ninis.

Esecuzione penale - Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato - Pluralità di condanne intervenute per il medesimo reato permanente in relazione a distinte frazioni della condotta - Potere del giudice dell’esecuzione di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 cod. pen., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 cod. pen. - Mancata previsione - Art. 671 c.p.p. - Questione di legittimità costituzionale.

1. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente (che si ha quando la permanenza non risulta interrotta da nessuna delle sentenze di primo grado, tutte successive alle scansioni temporali oggetto delle imputazioni), non può applicarsi la disciplina di cui all’art. 669 co. 1 c.p.p. (ne bis in idem), in quanto i fatti storici oggetto dei distinti procedimenti sono diversi, potendosi ravvisare un idem factum solo ove siano identici tutti gli elementi costitutivi del reato (condotta, evento, nesso causale), avuto riguardo anche delle circostanze di tempo, di luogo e di persona.
2. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente, non può neppure applicarsi la disciplina di cui all’art. 671 c.p.p. (reato continuato), in quanto mancherebbe il requisito della pluralità dei reati.
3. L’impossibilità per il Giudice dell’esecuzione di applicare l’art. 669 o l’art. 671 c.p.p. configura un vuoto di tutela giurisidizionale, che pone il dubbio della compatibilità dell’art. 671 c.p.p. sia con l’art. 3 co. 1, sia con l’art. 24 della Carta costituzionale, per rimanere il condannato soggetto al cumulo di una pluralita` di condanne emesse per un unico reato (avendo il reo diritto ad una valutazione unitaria delle condotte oggetto delle plurime sentenze di condanna la quale, da un lato, eviti il cumulo delle condanne frazionate irrogate in relazione ad un reato unico, e dall’altro commisuri la sanzione all’effettiva e complessiva offesa arrecata con tutte le condotte oggetto dei giudizi; non avendo il cumulo derivante dall’occasionale pluralità di condanne per un reato unico alcuna giustificazione razionale, ma anzi determinando un trattamento deteriore anche rispetto ai casi disciplinati dall’art. 671 c.p.p., che non possono essere ritenuti meno gravi rispetto ai casi di pluralità di reati avvinti dal concorso formale o dall’esecuzione del medesimo disegno criminoso; risultando tale pluralità di condanne determinata da eventi indipendenti dalla condotta e dalle scelte del reo, riconducibili essenzialmente alle modalità ed ai tempi con quali sono stati esercitati i diritto di querela e l’azione penale per le singole frazioni della condotta contestata ed al mancato raccordo dei procedimenti penali cosi` incardinati, finalizzato alla loro riunione).
4. L’art. 671 c.p.p. è parimenti incostituzionale nella parte in cui non prevede che il Giudice dell’Esecuzione possa rivalutare i vari fatti oggetto delle diverse condanne anche ai fini della concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, che - ove concessa in una delle sentenza - potrebbe essere revocata a seguito delle altre.
5. L’incostituzionalità dell’art. 671 c.p.p. verrebbe meno a seguito di pronuncia additiva della Corte Costituzionale, con la quale al Giudice dell’esecuzione sarebbe dato il potere di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 c.p., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 c.p.

 

Tribunale di Chieti - ordinanza 21 giugno 2017 – G.U.P. De Ninis

Misure cautelari - Poteri del Giudice - Correlazione tra imputazione provvisoria ed ordinanza

In materia cautelare - non essendo stata ancora esercitata l’azione penale ed essendo l’imputazione provvisoria e modificabile, sia per l’intervento di nuovi elementi di prova sia per l’eventuale riconsiderazione e riqualificazione di quelli già acquisiti - i diritti della difesa sono rispettati se la struttura dei reati per cui si procede è adeguatamente descritta nel provvedimento del G.I.P., senza che il contenuto dell’imputazione provvisoria elevata dal P.M. possa costituire alcun vincolo, sotto il profilo della contestazione fattuale, per l’adozione del provvedimento richiesto.

 

Tribunale di Pescara - sentenza 21 giugno 2017 – est. De Lutiis

Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 c.p.) - Discrimine tra la fattispecie di cui all’art. 659 co. 1 c.p. e quella di cui all’art. 659 co. 2 c.p. - Nozione di disturbo

1. L’elemento distintivo tra le due autonome fattispecie di reato enunciate nei due commi dell’art. 659 c.p. è costituito in primo luogo dalla fonte del rumore prodotto: laddove le vibrazioni sonore non siano causate dall’esercizio dell’attività lavorativa, ricorre l’ipotesi di cui all’art. 659 comma 1 c.p.; mentre laddove esso provenga dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumorosi si è nell’alveo del secondo comma. Il primo comma richiede poi l’accertamento in concreto dell’avvenuto disturbo ad un numero indeterminato di persone (e non solo, ad esempio, ad un unico nucleo familiare), mentre l’ipotesi contemplata nel secondo comma prescinde dalla verificazione del disturbo, ricorrendo una sorta di presunzione legale di rumorosità collegata al verificarsi dell’esercizio del mestiere rumoroso al di là dei limiti tempo-spaziali e/o delle modalità di esercizio imposte dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità.

2. Ai fini della configurabilità della fattispecie di cui all’art. 659, comma 2 c.p., l’ipotesi del mestiere di per se stesso rumoroso va tenuta distinta da quella dell’uso, nel corso di qualsiasi attività, di mezzi rumorosi, giacché in quest’ultimo caso trova applicazione non il secondo, bensì il primo comma della medesima norma, sempre che vi sia stato concreto disturbo al riposo e alle occupazioni delle persone.

 

Tribunale di Pescara - sentenza 28 febbraio 2017 – est. D’Arcangelo

Reati contro il patrimonio - Estorsione (art. 629 c.p.) - Truffa aggravata dall’avere ingenerato nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario (art. 640 co. 2 n. 2 c.p.) – Distinzione

Il criterio distintivo tra il reato di truffa e quello di estorsione, quando il fatto è connotato dalla minaccia di un male, va ravvisato essenzialmente nel diverso modo di atteggiarsi della condotta lesiva e della sua incidenza nella sfera soggettiva della vittima: ricorre la prima ipotesi delittuosa se il male viene ventilato come possibile ed eventuale e comunque non proveniente direttamente o indirettamente da chi lo prospetta, in modo che la persona offesa non è coartata, ma si determina alla prestazione, costituente ingiusto profitto dell’agente, perché tratta in errore dalla esposizione di un pericolo inesistente; mentre si configura, invece, l’estorsione se il male viene indicato come certo e realizzabile ad opera del reo o di altri, poiché in tal caso la persona offesa è posta nella ineluttabile alternativa di far conseguire all’agente il preteso profitto o di subire il male minacciato.

 

Tribunale di Pescara - sentenza 16 marzo 2017 – Pres. Di Fine - est. Medica

Chiamata in correità - Requisiti - Vizio della circolarità - Delitti contro la P.A. - Induzione indebita (art. 319 quater c.p.) - Concussione (art. 317 c.p.) – Distinzione

1. Le chiamate in correità per assumere valore probatorio devono essere dotate del requisito dell’attendibilità, sia sotto l’aspetto soggettivo che oggettivo.

2. Le dichiarazioni affette dal vizio della circolarità sono non rilevanti ex art. 192 comma III c.p.p. [N.d.r. Si veda, sul punto, Cass. pen., sez. unite, sent. n. 20804/2013: «L’unico dato certo, evincibile da una corretta interpretazione della previsione di cui all’art. 192 c.p.p., comma 3, è costituito dall’esigenza che i riscontri alle dichiarazioni ivi considerate devono essere caratterizzati dalla necessaria estraneità - nel senso di provenienza ab esterno - rispetto alle dichiarazioni medesime, sì da scongiurare il rischio di una verifica tautologica, autoreferenziale ed affetta dal vizio della circolarità […]. Il giudice deve procedere alla verifica che le ulteriori dichiarazioni accusatorie siano connotate da […] d) autonomia “genetica”, vale a dire derivazione non ex unica fonte, onde evitare il rischio della circolarità della notizia, che vanificherebbe la valenza dell’elemento di riscontro esterno e svuoterebbe di significato lo stesso concetto di convergenza del molteplice»].

3. Il delitto di concussione, di cui all’art. 317 c.p., nel testo modificato dalla legge n. 190 del 2012, è caratterizzato, dal punto di vista oggettivo, da un abuso costrittivo del pubblico agente che si attua mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno “contra ius” da cui deriva una grave limitazione della libertà di determinazione del destinatario che, senza alcun vantaggio indebito per sé, viene posto di fronte all’alternativa di subire un danno o di evitarlo, con la dazione o la promessa di una utilità indebita. Si distingue da tale delitto quello di induzione indebita, previsto dall’art. 319 quater c.p., introdotto dalla medesima legge n. 190, la cui condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno, condotta caratterizzata da una pressione morale tale da condizionare in misura più tenue la libertà di autodeterminazione del destinatario che, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivata dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, circostanza che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico.

 

Tribunale di Pescara - Ordinanza 4 aprile 2017 – Giudice D’Arcangelo

Legittimo impedimento del difensore – Rinvio a mezzo telefax tempestiva inviata al giudice procedente – Ammissibile – Nullità della sentenza che non si pronuncia sull’istanza – Sussiste

L'inoltro a mezzo telefax della richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore è ammissibile e determina la nullità della sentenza successivamente pronunciata ove il giudice abbia omesso di pronunciarsi sull'istanza, purché la comunicazione sia tempestiva e la trasmissione sia fatta ad un numero di fax della cancelleria del giudice procedente e non invece ad un qualsiasi numero di fax dell'ufficio giudiziario [N.d.r. Fattispecie in cui il giudice del dibattimento ha respinto l’eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio, sollevata dal difensore dell’imputato in quanto il GUP non aveva deciso sulla richiesta di rinvio per legittimo impedimento, in quanto l’istanza era stata trasmessa a mezzo fax ma all’utenza dell’ufficio del dibattimento e non a quella dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari].

 

Tribunale di Pescara - Ordinanza di archiviazione 22 febbraio 2017 – G.I.P. Bongrazio

Reati contro il patrimonio – Delitti - Usura (art. 644 c.p.) - Configurabilità del reato mediante computabilità della CMS nella quantificazione del TEGM sino al dicembre del 2009 – Esclusione - Configurabilità del delitto di usura mediante cumulabilità tra tasso di interesse corrispettivo e tasso di mora – Esclusione

1. Per i rapporti bancari esauritisi prima dell'1 gennaio 2010, allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non deve tenersi conto delle CMS applicate dalla banca ma occorre procedere ad un apprezzamento nel medesimo contesto di elementi omogenei di remunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso soglia usurario [cfr. Cass. civ. Sez. I, 22.6.2016].

2. L'art. 644, c. 1, c.p. si riferisce ad interessi “in corrispettivo” di una prestazione di denaro o di altra utilità, indicando chiaramente come il legislatore richieda la corrispettività degli interessi ai fini usurari, e conseguentemente che ad essere colpiti dalla normativa antiusura sono solo gli interessi corrispettivi (ovvero gli interessi che hanno la sola funzione di remunerazione concordata del mutuante per l'impiego del denaro fornito al mutuatario, nel periodo stabilito nel contratto in cui non è – ancora – esigibile la restituzione del capitale, laddove gli interessi moratori hanno invece la funzione, analoga a quella della clausola penale - di cui possono considerarsi ipotesi speciale - di predeterminazione del danno derivante dal ritardo, con la duplice finalità di eliminare ogni contenzioso sulla misura e sulla prova di tale danno e di costituire adeguato incentivo al rispetto degli impegni e delle scadenze assunte, così contenendo il rischio di insolvenza per il creditore).

 

Tribunale di Pescara - Ordinanza 4 aprile 2017 – Giudice D’Arcangelo

Legittimo impedimento del difensore – Rinvio a mezzo telefax tempestiva inviata al giudice procedente – Ammissibile – Nullità della sentenza che non si pronuncia sull’istanza – Sussiste

L'inoltro a mezzo telefax della richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore è ammissibile e determina la nullità della sentenza successivamente pronunciata ove il giudice abbia omesso di pronunciarsi sull'istanza, purché la comunicazione sia tempestiva e la trasmissione sia fatta ad un numero di fax della cancelleria del giudice procedente e non invece ad un qualsiasi numero di fax dell'ufficio giudiziario [N.d.r. Fattispecie in cui il giudice del dibattimento ha respinto l’eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio, sollevata dal difensore dell’imputato in quanto il GUP non aveva deciso sulla richiesta di rinvio per legittimo impedimento, in quanto l’istanza era stata trasmessa a mezzo fax ma all’utenza dell’ufficio del dibattimento e non a quella dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari].

 

Tribunale di Pescara - Ordinanza di archiviazione 22 febbraio 2017 – G.I.P. Bongrazio

Reati contro il patrimonio – Delitti - Usura (art. 644 c.p.) - Configurabilità del reato mediante computabilità della CMS nella quantificazione del TEGM sino al dicembre del 2009 – Esclusione - Configurabilità del delitto di usura mediante cumulabilità tra tasso di interesse corrispettivo e tasso di mora – Esclusione

1. Per i rapporti bancari esauritisi prima dell'1 gennaio 2010, allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia nel periodo rilevante, non deve tenersi conto delle CMS applicate dalla banca ma occorre procedere ad un apprezzamento nel medesimo contesto di elementi omogenei di remunerazione bancaria, al fine di pervenire alla ricostruzione del tasso soglia usurario [cfr. Cass. civ. Sez. I, 22.6.2016].

2. L'art. 644, c. 1, c.p. si riferisce ad interessi “in corrispettivo” di una prestazione di denaro o di altra utilità, indicando chiaramente come il legislatore richieda la corrispettività degli interessi ai fini usurari, e conseguentemente che ad essere colpiti dalla normativa antiusura sono solo gli interessi corrispettivi (ovvero gli interessi che hanno la sola funzione di remunerazione concordata del mutuante per l'impiego del denaro fornito al mutuatario, nel periodo stabilito nel contratto in cui non è – ancora – esigibile la restituzione del capitale, laddove gli interessi moratori hanno invece la funzione, analoga a quella della clausola penale - di cui possono considerarsi ipotesi speciale - di predeterminazione del danno derivante dal ritardo, con la duplice finalità di eliminare ogni contenzioso sulla misura e sulla prova di tale danno e di costituire adeguato incentivo al rispetto degli impegni e delle scadenze assunte, così contenendo il rischio di insolvenza per il creditore).

 

Tribunale di Pescara - sentenza 16 febbraio 2017

Calunnia – Reato di pericolo – Sussistenza di causa tipica di non punibilità – Esclusione

Essendo la calunnia un reato di pericolo, per la cui configurazione è sufficiente anche l'astratta possibilità dell'inizio di un procedimento penale, una tale possibilità resta esclusa nell'ipotesi in cui l'esercizio dell'azione penale sia paralizzato, poiché ricorre una causa tipica di non punibilità, come tale confluente nella dimensione del fatto tipico, qual è quella di cui all’art. 649 c.p.

 

Tribunale di Pescara - sentenza 13 ottobre 2016 – G.U.P. Di Carlo

Reati contro il patrimonio - Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona (art. 642 c.p.) – Bene giuridico protetto e conseguente titolarità del diritto di querela

Posto che il reato di cui all'art. 642 c.p. ha natura monoffensiva in quanto tutela esclusivamente l'inviolabilità del patrimonio degli enti assicurativi, ossia l'interesse di questi a non subire danni patrimoniali pagando indennizzi non dovuti, soggetti passivi del detto reato devono considerarsi unicamente le compagnie assicuratrici che hanno subito la frode e, come tali, unici soggetti legittimati a proporre querela.

 

 

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