Newsletter luglio 2016

Novembre 2017

PQM – On Line

Newsletter - Novembre 2017

CIVILE

Condominio - Azione di reintegra nel possesso – Legittimazione attiva del singolo condomino - Sussiste.

Condominio - Azione di reintegra nel possesso – Litisconsorzio necessario di tutti i condomini – Non sussiste.

Possesso – Azione di reintegra di servitù di passaggio – Prova – Transito su bene altrui – Sufficienza.

Tribunale di Pescara – sentenza 5 ottobre 2017, n. 1232 – Est. Ursoleo.

1. È legittimato a proporre azione di reintegra nel possesso (nel caso di specie, di una servitù di passaggio) anche il singolo condomino, non dovendosi ravvisare la legittimazione attiva solo in capo al condominio.

2. Nell'azione possessoria intrapresa da un singolo condomino a tutela di una servitù di passaggio del condominio non vi è litisconsorzio necessario di tutti i condomini.

3. In tema di azione possessoria a tutela di una servitù di passaggio, è sufficiente per il ricorrente fornire la prova dell'effettuazione del transito sul bene altrui.


Mediazione delegata – Termine di quindici giorni – Mancato rispetto – Conclusione del procedimento prima della celebrazione dell’udienza di rinvio – Improcedibilità della domanda – Sussiste.

Tribunale di Vasto, sentenza 27.09.2017 – est.  Pasquale.

1. Il termine di quindici giorni assegnato dal giudice per la presentazione della domanda di mediazione non ha carattere perentorio sia sotto un profilo meramente formale, in ragione della mancanza di una espressa previsione legale di perentorietà del termine, sia da un punto di vista sostanziale, non potendosi ricavare il carattere della perentorietà in via interpretativa sulla base dello scopo che il termine persegue, che è quello di compulsare le parti all’attivazione della procedura, nonché della funzione che assolve che è quella di garantire certezza dei tempi di definizione della procedura di mediazione.

2. Qualora l’istanza di mediazione venga depositata con molto ritardo rispetto a quanto disposto dal giudice (addirittura oltre il termine di durata massima della procedura) e soprattutto a ridosso temporale dell'udienza di rinvio, deve prendersi atto che, alla data di tale udienza, il procedimento di mediazione non era stato ancora esperito e, pertanto, deve concludersi che la condizione di procedibilità non si è verificata [Cfr. ordinanza del medesimo Giudicante in base alla quale: “Ove l’udienza di rinvio del processo sia stata fissata subito dopo la scadenza del termine di durata della mediazione, senza che il procedimento sia stato iniziato o comunque si sia concluso per una colpevole inerzia iniziale della parte, che ha ritardato la presentazione della istanza, quest’ultima si espone al rischio che la sua domanda giudiziale sia dichiarata improcedibile, a causa del mancato esperimento della mediazione entro il termine di durata della procedura o, in ogni caso, entro il più ampio termine di rinvio del processo all’udienza di verifica. Diversamente, ove il procedimento di mediazione si sia concluso entro il termine di legge (o, comunque, anche successivamente ma sempre prima della celebrazione della udienza di rinvio), benché iniziato dopo la scadenza del termine assegnato dal giudice, giammai l’iniziale ritardo potrà determinare la declaratoria di improcedibilità della domanda giudiziale”].


Separazione e divorzio – Modifica condizioni – Accordi negoziali – Validità – Necessità di deliberazione giudiziale – Non sussiste.

Tribunale di Pescara – ordinanza 23 ottobre 2017 – Est. Bozza.

In tema di separazione e divorzio, eventuali accordi negoziali tra le parti, anche modificativi delle precedenti condizioni, sono validi ed efficaci senza necessità di una deliberazione giudiziale, alla stregua della più recente giurisprudenza di legittimità.


PROCEDURA CIVILE

Processo civile – Appello – Non articolato in modo schematico – Individuazione delle parti di sentenza impugnate e dei motivi di censura sulla base di una valutazione complessiva – Ammissibilità.

Processo civile - Fascicolo di parte – Ritiro -  Termine per il successivo deposito ex art. 169 2° co. c.p.c. - Perentorietà - Mancato deposito con la comparsa conclusionale - Decisione allo stato degli atti – Rigetto della domanda da provarsi documentalmente - Legittimità.

Processo civile - Fascicolo di parte – Ritiro -  Mancato deposito con la comparsa conclusionale – Effetti – Limitati al giudizio di primo grado - Deposito in appello – Ammissibilità.

Responsabilità medica – Struttura sanitaria – Natura – Contrattuale (c.d. da contatto) – Onere della prova – A carico del danneggiato – Prova del contratto e del danno – Sufficienza.

Corte di Appello di L'Aquila – sentenza 4 settembre 2017, n. 1564 – Est. Martini.

1. L'atto di appello, ai sensi del novellato art. 342 c.p.c., è valido – anche se non articolato in modo schematico – laddove da una valutazione complessiva possano evincersi le parti della sentenza impugnate e gli specifici motivi di censura.

2. Il mancato deposito del fascicolo di parte, già ritirato, entro il termine perentorio di cui all'art. 169, 2° co. c.p.c., ovvero fino al deposito della comparsa conclusionale, che legittima la decisione allo stato degli atti, esplica effetti limitatamente al giudizio di primo grado e, pertanto, è ammissibile tale deposito nel giudizio di appello, non costituendo esso la introduzione (vietata in secondo grado) di “nuovi” mezzi di prova.

3. In tema di responsabilità medica, la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente ex art. 1218 c.c., per fatto proprio (allorquando tali danni siano dipesi da inadeguatezza della struttura), ovvero ex art. 1228 c.c., per fatto di terzi (quando siano dipesi da colpa dei sanitari di cui la struttura si avvale), con la conseguenza che in ordine al riparto dell'onere della prova incombe sul danneggiato soltanto l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto (c.d. contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia nonché l'inadempimento del debitore, restando a carico di quest'ultimo l'onere di provare l’insussistenza dell’inadempimento.


Competenza e giurisdizione – Giudice di pace - Competenza per valore – Cumulo delle domande – Clausola di contenimento – Rileva.

Domanda – Nullità per indeterminatezza – Eccezione del convenuto che si è difeso nel merito – Insussistenza.

Responsabilità da cosa in custodia – Consegna di bene per riparazioni – Perimento del bene – Per causa non imputabile all'affidatario – Irrilevanza.

Responsabilità da cosa in custodia – Consegna di bene per riparazioni – Perimento del bene – Per causa non imputabile all'affidatario – Prova del caso fortuito – Mancanza – Responsabilità del custode – Sussiste.

Danni – Contestazione del quantum da parte del danneggiante – Specifica e rigorosa – Necessità.

Tribunale di Pescara – sentenza 5 ottobre 2017, n. 1231 – Est. Falco.

1. In caso di proposizione cumulativa di più domande, qualora l'attore abbia dichiarato di voler limitare complessivamente le domande nell'ambito della competenza per valore del giudice di pace (c.d. “clausola di contenimento”), tale limitazione ha effetto non solo ai fini dell'individuazione del giudice competente per valore, ma nel caso del giudice di pace anche in relazione alla scelta del criterio di decisione e, in ogni caso, anche in relazione al merito.

2. È infondata l'eccezione di nullità della domanda per indeterminatezza, qualora il convenuto si sia difeso compiutamente nel merito, risultando così rispettato il principio del contraddittorio.

3. Risponde ai sensi dell'art. 2051 c.c. dei danni cagionati all'autovettura consegnata per l'esecuzione di lavori di riparazione, il custode a cui tale bene (perito per effetto di un incendio) sia stato consegnato e lasciato in deposito per svariati giorni.

4. Risponde ai sensi dell'art. 2051 c.c. dei danni cagionati all'autovettura consegnata per l'esecuzione di lavori di riparazione il custode, che non abbia fornito la prova del caso fortuito comprensivo del fatto del terzo o della colpa del danneggiato.

5. Le doglianze relative al quantum del risarcimento da parte del danneggiante non possono limitarsi a generiche contestazioni, dovendo involgere specifiche circostanze di fatto suscettibili di dimostrare la non congruità o la non rispondenza al vero di conteggi addotti dall'attore.


Competenza e giurisdizione – Eventi sismici – Contributi per l'autonoma sistemazione ex OPCM n. 3754 del 9.4.2009 – Provvedimento di diniego del sindaco – Giurisdizione A.G.O. – Sussiste.

Legittimazione passiva – Eventi sismici – Contributi per l'autonoma sistemazione ex OPCM n. 3754 del 9.4.2009 – Provvedimento di diniego del sindaco – Legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Sussiste.

Tribunale di L'Aquila – sentenza 26 settembre 2017, n. 578 – Est. Lombardi.

1. In tema di provvedimenti concessivi dei contributi per l'autonoma sistemazione in favore di soggetti colpiti da eventi sismici, ai sensi dell'art. 1 dell'OPCM n. 3754 del 9.4.2009, le relative controversie sono devolute all' A.G.O., vertendosi in materia di diritti soggettivi dei privati.

2. In tema di provvedimenti concessivi dei contributi per l'autonoma sistemazione in favore di soggetti colpiti da eventi sismici, ai sensi dell'art. 1 dell'OPCM n. 3754 del 9.4.2009, sussiste in tale materia la legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pur trattandosi di provvedimenti (nel caso di specie, di diniego) emessi dal Sindaco competente, che opera secondo le direttive del Commissario Delegato, a sua volta organo a ciò demandato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.


LAVORO

Società “in house” - Esclusione dal concorso pubblico per omessa dichiarazione di precedenti penali – Declaratoria giudiziale di illegittimità – Non sussiste.

Tribunale di Pescara, sez. lav., sentenza 28 settembre 2017, n.  696 – Est. De Cesare.

In sede di partecipazione ad un pubblico concorso indetto da una società “in house”, l’omessa dichiarazione dei propri precedenti penali preclude al partecipante di chiedere la declaratoria giudiziale di illegittimità dell’esclusione poiché, costituendo il bando di concorso per l’assunzione di personale una vera e propria offerta la pubblico, per poter reclamare la illegittimità del provvedimento di non assunzione all’esito della selezione ed invocare la conclusione del contratto di lavoro ed il correlativo diritto all’assunzione, il candidato deve avere accettato la delineata offerta in maniera conforme alla proposta contrattuale e, in particolare, deve avere indicato nella domanda di partecipazione il possesso di tutti i requisiti richiesti dal bando.


PENALE

Esecuzione penale - Applicazione della disciplina del concorso formale e del reato continuato - Pluralità di condanne intervenute per il medesimo reato permanente in relazione a distinte frazioni della condotta - Potere del giudice dell’esecuzione di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 cod. pen., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 cod. pen. - Mancata previsione - Art. 671 c.p.p. - Questione di legittimità costituzionale.

Tribunale di Chieti, sez. dist. Ortona - ordinanza 8 novembre 2016 - G.E. De Ninis.

1. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente (che si ha quando la permanenza non risulta interrotta da nessuna delle sentenze di primo grado, tutte successive alle scansioni temporali oggetto delle imputazioni), non può applicarsi la disciplina di cui all’art. 669 co. 1 c.p.p. (ne bis in idem), in quanto i fatti storici oggetto dei distinti procedimenti sono diversi, potendosi ravvisare un idem factum solo ove siano identici tutti gli elementi costitutivi del reato (condotta, evento, nesso causale), avuto riguardo anche delle circostanze di tempo, di luogo e di persona.

2. In caso di plurime condanne per diverse frazioni del medesimo reato permanente, non può neppure applicarsi la disciplina di cui all’art. 671 c.p.p. (reato continuato), in quanto mancherebbe il requisito della pluralità dei reati.

3. L’impossibilità per il Giudice dell’esecuzione di applicare l’art. 669 o l’art. 671 c.p.p. configura un vuoto di tutela giurisidizionale, che pone il dubbio della compatibilità dell’art. 671 c.p.p. sia con l’art. 3 co. 1, sia con l’art. 24 della Carta costituzionale, per rimanere il condannato soggetto al cumulo di una pluralità€ di condanne emesse per un unico reato (avendo il reo diritto ad una valutazione unitaria delle condotte oggetto delle plurime sentenze di condanna la quale, da un lato, eviti il cumulo delle condanne frazionate irrogate in relazione ad un reato unico, e dall’altro commisuri la sanzione all’effettiva e complessiva offesa arrecata con tutte le condotte oggetto dei giudizi; non avendo il cumulo derivante dall’occasionale pluralità di condanne per un reato unico alcuna giustificazione razionale, ma anzi determinando un trattamento deteriore anche rispetto ai casi disciplinati dall’art. 671 c.p.p., che non possono essere ritenuti meno gravi rispetto ai casi di pluralità di reati avvinti dal concorso formale o dall’esecuzione del medesimo disegno criminoso; risultando tale pluralità di condanne determinata da eventi indipendenti dalla condotta e dalle scelte del reo, riconducibili essenzialmente alle modalità ed ai tempi con quali sono stati esercitati i diritto di querela e l’azione penale per le singole frazioni della condotta contestata ed al mancato raccordo dei procedimenti penali così€ incardinati, finalizzato alla loro riunione).

4. L’art. 671 c.p.p. è parimenti incostituzionale nella parte in cui non prevede che il Giudice dell’Esecuzione possa rivalutare i vari fatti oggetto delle diverse condanne anche ai fini della concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, che - ove concessa in una delle sentenza - potrebbe essere revocata a seguito delle altre.

5. L’incostituzionalità dell’art. 671 c.p.p. verrebbe meno a seguito di pronuncia additiva della Corte Costituzionale, con la quale al Giudice dell’esecuzione sarebbe dato il potere di rideterminare una pena unica, in applicazione degli artt. 132 e 133 c.p., che tenga conto dell’intero fatto storico accertato nelle plurime sentenze irrevocabili e di assumere le determinazioni conseguenti in tema di concessione e revoca della sospensione condizionale, ai sensi degli artt. 163 e 164 c.p.


AMMINISTRATIVO

Appalto di servizi - Gara aperta e affidamento in convenzione del trasporto sanitario in ambulanza ad associazioni di volontariato - Limiti alla discrezionalità della P.A. - Proporzionalità ed economicità dell’azione amministrativa.

Tar Abruzzo, Pescara - sentenza 24 ottobre 2017 n. 303 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro.

1. La determinazione della Stazione Appaltante di indire una gara pubblica, in luogo dell’affidamento prioritario in convenzione con le Associazioni di volontariato nel settore di trasporto sanitario in emergenza, per quanto rimessa ad una scelta ampiamente discrezionale dell’Amministrazione, resta suscettibile di sindacato nell’ambito dei criteri di ragionevolezza, proporzionalità ed economicità. Parallelamente, la ragionevolezza costituisce un criterio al cui interno convergono altri principi generali dell’azione amministrativa di imparzialità, uguaglianza e buon andamento; l’Amministrazione, in forza di tale principio, deve rispettare una direttiva di razionalità operativa.

2. L’Amministrazione, nell’esercizio del proprio potere, non può applicare meccanicamente le norme ma deve necessariamente eseguirle in coerenza con i parametri della logicità, proporzionalità ed adeguatezza [N.d.r. Nella specie, il Collegio ha accolto il ricorso della Croce Rossa Italiana avverso il bando indetto dalla P.A. per il servizio di trasporto in ambulanza, osservando, in particolare, che la scelta dell’Amministrazione di introdurre l’onerosità del servizio di trasporto sanitario, con inevitabili ripercussioni sul bilancio dell’ente, sull’importo della spesa sanitaria già rigidamente controllata, non può ritenersi adeguatamente compensata da ragioni di interesse pubblico, militanti, invece, dichiaratamente, nell’ottica del giusto contemperamento tra le esigenze di realizzare economie di bilancio e di assicurare, al contempo, livelli ottimali di assistenza nell’erogazione di servizi a tutela della persona].


Giurisdizione e competenza – Progressione verticale del vincitore – Giudice amministrativo – Annullamento d’ufficio – Termine ex art. 21 nonies l. 241/90 – Inderogabilità.

Tar Abruzzo, Pescara - ordinanza 23 giugno 2017 n. 81 - Pres. - Est. Tramaglini.

1. La procedura riguardante una progressione verticale costituisce novazione oggettiva del rapporto di lavoro ed è ascrivibile, al pari del concorso pubblico, all’attività autoritativa della p.a..

2. Il termine di diciotto mesi ex art. 21 nonies l. 241/90 (al di fuori dei casi contemplati dall’art. 2 bis) è inderogabile [N.d.r. L’ordinanza, in effetti, è già stata riformata dal Consiglio di Stato sez. V, con provvedimento n. 4575/2017, sul rilievo che “il termine di cui all’art. 21-nonies legge 7 agosto 1990 n. 241 è riferito ai soli provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, non rilevanti nel caso di specie”].


TRIBUTARIO

DPR n. 115/2002 - Contributo unificato – Versamento del tributo in caso di proposizione di motivi aggiunti – Deduzione delle stesse ragioni di diritto e delle stesse conclusioni del ricorso principale – Non sussiste.

Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, sez. I – sentenza 12 ottobre 2017, n. 884 – Est. Del Rosario.

Non sussistono i presupposti per l’applicazione della moltiplicazione del tributo giudiziario di cui all'art. 13, c. 6-bis.1, del DPR n. 115/2002 (in materia di c.d. “contributo unificato”), così come individuati nella sentenza della Corte di Giustizia Europea del 6 ottobre 2015 nella causa C-61/14, quando nei motivi aggiunti sono dedotte le stesse ragioni di diritto e le stesse conclusioni proposte con il ricorso principale [N.d.r. Nel caso di specie, la Commissione Tributaria Provinciale ha ritenuto che l’impugnazione con motivi aggiunti di un atto confermativo dell’aggiudicazione definitiva, nell’ambito di una gara per l’affidamento della progettazione esecutiva e la realizzazione di lavori, non determina un ampliamento considerevole dell’oggetto della controversia già pendente” e non introduce un oggetto “effettivamente distinto”].