Newsletter Gennaio 2018

Newsletter Gennaio 2018

PQM – On Line

Newsletter - Gennaio 2018

CIVILE

Straniero - Permesso di soggiorno per ragioni umanitarie – Condizioni di rilascio – Situazione di “vulnerabilità” – Valutazione del giudice del merito.

Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 3 febbraio 2018, n. 204 - Pres. Iannaccone, Est. Fabrizio

La protezione umanitaria è una misura residuale che presenta caratteristiche necessariamente non coincidenti con quelle riguardanti le misure maggiori. Condizione per il rilascio di un permesso di natura umanitaria D.lgs. n. 286/1998, ex art. 5, comma 6, è il riconoscimento di una situazione di vulnerabilità da proteggere alla luce degli obblighi costituzionali e internazionali gravanti sullo Stato italiano. Il Giudice di merito deve valutare se si verte in una delle ipotesi di concedibilità della più breve e tenue protezione, correlata ad un predeterminato arco di tempo, quando le ragioni di protezione accertate ed aventi gravità e precisione pari a quelle sottese alla tutela maggiore, siano solo temporaneamente limitate.


Contratto di distribuzione commerciale - Clausola risolutiva espressa – Disponibilità ad eliminare l’inadempimento – Contrarietà a buona fede – Sussiste.

Diffida ad adempiere – Inutile decorso del termine per adempiere – Accertamento giudiziale della gravità dell’inadempimento – Permane.

Risoluzione del contratto – Effetti restitutori – Necessità della domanda esplicita della parte.

Tribunale di Pescara – sentenza 29 gennaio 2018 – Est. Roscigno

1. Va considerata contraria alla buona fede, perché abusiva, l’attivazione della clausola risolutiva in presenza di un inadempimento che controparte offre seriamente e prontamente di correggere e che la parte fedele rifiuta, invece, di ricevere, ove emerga che la disponibilità all’eliminazione dell’inadempimento avrebbe impedito l’alterazione dell’equilibrio sinallagmatico e non giustifica, inoltre, la perdita di fiducia nella parte inadempiente. Potrebbe ancora rientrare nell’area della valutazione ex fide bona la dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva comunicata a seguito della prolungata tolleranza dell’inesattezza della prestazione dell’altra parte, coincidente con quella prevista dalla clausola, quando l’acquiescenza della parte fede ha ingenerato in controparte il legittimo affidamento che l’inesattezza della sua prestazione non alteri il sinallagma e che, dunque, precluda a controparte di esercitare il diritto potestativo di risoluzione.

2. L’intimazione da parte del creditore della diffida ad adempiere, di cui all'art. 1454 cod. civ., e l'inutile decorso del termine fissato per l'adempimento non eliminano la necessità, ai sensi dell'art. 1455 cod.civ., dell'accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento in relazione alla situazione verificatasi alla scadenza del termine ed al permanere dell'interesse della parte all'esatto e tempestivo adempimento.

3. La risoluzione del contratto, pur comportando, per l'effetto retroattivo sancito dall'art. 1458 c.c., l'obbligo del contraente di restituire la prestazione ricevuta, non autorizza il giudice ad emettere il provvedimento restitutorio in assenza di domanda dell'altro contraente, atteso che rientra nell'autonomia delle parti disporre degli effetti della risoluzione, chiedendo, o meno, la restituzione della prestazione rimasta senza causa.


Circolazione stradale - Danni causati da fauna selvatica – Regione Abruzzo - Legittimazione passiva – Sussistenza.

Circolazione stradale – Danni – Fermo tecnico – Liquidazione - Prova dell'effettivo danno concreto – Necessità.

Tribunale de L'Aquila - sentenza 23 gennaio 2018, n. 34 – Est. Riviezzo

1. Nel caso di danni causati alla circolazione stradale da fauna selvatica in Abruzzo è legittimata passivamente nonché responsabile ex art. 2043 c.c. non già la Provincia, quale ente delegato e/o titolare di meri compiti di gestione della caccia e protezione della fauna selvatica, bensì la Regione ovvero l'ente territoriale titolare delle competenze in merito al controllo della fauna selvatica.

2. In materia di circolazione stradale il danno derivante dall'indisponibilità di un autoveicolo durante il tempo necessario alla riparazione non può essere liquidato equitativamente in difetto di prova specifica della perdita subita (spesa sostenuta per procacciarsi altro veicolo sostitutivo, danno emergente; o mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata a proventi derivanti dall'uso del veicolo medesimo, lucro cessante).


Obbligazioni e contratti – Contratti bancari – Nullità c.d. di protezione ex art. 117 TULB – Rilevabilità ex officio – Sussistenza.

Tribunale di Pescara – ordinanza 19 gennaio 2018, n. 162 – Est. Ria

Nel caso di contratti bancari l' ipotesi di nullità del contratto (o delle relative pattuizioni), da considerarsi un caso di nullità speciale c.d. “di protezione” - vale a dire che opera solo a vantaggio della parte economicamente più debole, cioè il cliente – ai sensi degli artt. 117 e 127 TULB ed alla stregua dei principi di giustizia comunitaria, sono rilevabili anche d'ufficio.


Processo civile – Competenza territoriale – Art. 20 cpc - Contratto inter absentes – Conclusione – Luogo in cui l'accettazione perviene al proponente.

Obbligazioni e contratti – Risoluzione per inadempimento – Diffida ex art. 1454 c.c. - Accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento – Necessità.

Tribunale di Pescara – sentenza 28 dicembre 2017, n. 1619 – Est. Ria

1. Nel caso di contreversie aventi ad oggetto contratti conclusi tra soggetti lontani, fatta eccezione per le ipotesi tassative di cui all'art. 1327 c.c., la competenza territoriale ex art. 20 c.p.c. si determina (anche) in base al luogo di conclusione del contratto stesso da individuarsi in quello in cui l'accettazione è pervenuta al proponente.

2. Anche in presenza di diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c., la gravità dell'inadempimento contrattuale va accertata giudizialmente secondo un criterio che tenga conto sia dell'elemento oggettivo della mancata prestazione nel quadro dell'economia generale del negozio, sia degli aspetti
soggettivi rilevabili tramite un'indagine unitaria sul comportamento del debitore e sull'interesse del creditore all'esatto adempimento.


Danno tanatologico – Risarcibilità iure hereditatis – Esclusione.

Danno da perdita del rapporto parentale – Risarcibilità iure proprio – Sussistenza.

Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 19 dicembre 2017, n. 2374 – Pres. Iannaccone, Est. Fabrizio

1. Il c.d. “danno tanatologico” è rappresentato dalla perdita del bene giuridico “vita” che costituisce bene autonomo, fruibile solo in natura da parte del titolare. Pertanto, esso è insuscettibile di essere reintegrato per equivalente iure hereditatis.

2. Il c.d. danno da perdita del rapporto parentale consiste nel vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno e, perciò, nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti familiari.  Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare.


Mutuo fondiario – Utilizzo delle somme ricevute dalla banca per estinguere le passività di un terzo – Validità – Mutuo di scopo - Esclusione.

Tribunale di  Chieti, sentenza 2 novembre 2017, n. 219 - Est. Cozzolino

L’utilizzo, da parte del mutuatario, delle somme ricevute dalla banca mutuante per estinguere le passività accumulate da altro soggetto nei confronti della banca medesima è fatto estraneo alla causa del contratto di mutuo fondiario che rimane pertanto valido poiché non costituisce un mutuo di scopo.


LAVORO

Occupazione personale del dipendente nel settore edile - Contratti part-time con personale eccedente la percentuale consentita dall’art. 97 CCNL Edilizia Artigianato del 23.07.2008 (in misura superiore al 3% totale dei lavoratori a tempo pieno).

Corte D’appello de  L’Aquila, sez. lav. - sentenza 25 gennaio 2018, n. 31 – Est. De Nisco

Nel settore edilizio il contratto a tempo parziale, anche se stipulato in eccedenza rispetto alla quota prevista dal contratto collettivo edilizia Artigianato del 23.07.2008, è soggetto a contribuzione parametrata alla retribuzione in concreto irrogata al lavoratore, e non al regime della “retribuzione virtuale”.


Riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato - Indici di subordinazione - Onere della prova.

Tribunale di Chieti, sez. lav.  -  sentenza 21 dicembre 2017, n. 293 – Est. Prozzo

1. In caso di domanda diretta ad accertare la natura subordinata del rapporto di lavoro, qualora la parte che ne deduce l'esistenza non abbia dimostrato la sussistenza del requisito della subordinazione - ossia della soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, che discende dall'emanazione di ordini specifici oltre che dall'esercizio di un'assidua attività di vigilanza e controllo sull'esecuzione della prestazione lavorativa - non occorre, ai fini del rigetto della domanda, che sia provata anche l'esistenza del diverso rapporto dedotto dalla controparte, dovendosi escludere che il mancato accertamento di quest'ultimo equivalga alla dimostrazione dell'esistenza della subordinazione, per la cui configurabilità è necessaria la prova positiva di specifici elementi che non possono ritenersi sussistenti per effetto della carenza di prova su una diversa tipologia di rapporto.

2. Costituisce requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato - ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo - il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall'emanazione di ordini specifici, oltre che dall'esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell'esecuzione delle prestazioni lavorative. L'esistenza di tale vincolo va concretamente apprezzata con riguardo alla specificità dell'incarico conferito al lavoratore e al modo della sua attuazione, fermo restando che ogni attività umana economicamente rilevante può essere oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato sia di rapporto di lavoro autonomo.


PENALE

Appello del P.M. - Inammissibilità per genericità dei motivi- Art. 572 c.p.p.

 Corte d’Appello de L’Aquila - sentenza 24.11.2016 - Pres. Catelli,  Rel. Tascone

L’appello del pubblico ministero è inammissibile, per genericità dei motivi, ove si limiti a rinviare per relationem alle censure mosse nell’impugnazione della parte civile, senza indicare, nemmeno sommariamente, le ragioni del dissenso sulla sentenza appellata, essendo tale ipotesi differente rispetto a quella in cui il pubblico ministero trascriva nel proprio atto d’appello, testualmente e per esteso, le censure proposte dalle parti civili nella richiesta allo stesso presentata ai sensi dell’art. 572 cod. proc. pen., risultando in quest’ultimo caso rispettato il requisito di specificità (nel caso di specie il pubblico ministero aveva proposto appello “per le motivazioni ed argomentazioni specificamente evidenziate nell’istanza ex art. 572 c.p.p. della parte civile e nell’atto di appello della stessa parte civile”).


AMMINISTRATIVO

Edilizia ed urbanistica - Preavviso di diniego – Motivazione del provvedimento amministrativo – Istanza di sanatoria – Presentazione – Termine non perentorio.

TAR  Abruzzo,  Pescara – sentenza  17 gennaio 2018,  n. 13 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro

1. Il c.d. preavviso di diniego non esprime una determinazione definitiva in ordine alla volontà dell’Amministrazione, ma è atto endoprocedimentale, non immediatamente lesivo della sfera giuridica del destinatario e pertanto non autonomamente impugnabile.

2. La motivazione deve precedere e non seguire il provvedimento amministrativo, a tutela del buon andamento della P.A. e dell’esigenza di delimitazione del controllo giudiziario.

3. Il privato raggiunto dall’ordine di demolizione può richiedere la sanatoria delle opere eseguite, ai sensi dell’art. 36 del D.p.r. n. 380/2001, anche oltre il termine di novanta giorni dalla notifica dell’ordinanza; e tanto sulla base del tenore letterale del comma 1 del predetto art. 36, che ammette la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria fino alla scadenza dei termini di cui all’art. 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all’irrigazione delle sanzioni amministrative.


Atto amministrativo – Motivazione – Requisito di forma sostanziale – Accordo sindacale per la Cassa Integrazione Guadagni - Richiesta di integrazione salariale – Provvedimento di reiezione dell’I.N.P.S. – Necessità di adeguata motivazione.

TAR   Abruzzo,  Pescara – sentenza 15 gennaio 2018,  n. 11 - Pres. Tramaglini - Est. Ianigro

1. La norma contenuta nell’art. 3 della legge n. 241/1990, in base alla quale ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato, non è riconducibile a quelle sul procedimento o sulla forma degli atti, poiché la motivazione non ha alcuna attinenza né con lo svolgimento del procedimento, né con la forma degli atti in senso stretto, riguardando, più precisamente, l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’Amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria; tant’è che nella stessa giurisprudenza comunitaria la motivazione viene configurata come requisito di forma sostanziale. Alla carenza di motivazione del provvedimento non è dunque applicabile la disciplina della c.d. sanatoria processuale prevista dall’art. 21 octies, comma 2, della legge n. 241 del 1990.

2. In materia di richiesta di integrazione salariale all’I.N.P.S., dalla motivazione del provvedimento impugnato non si evincono le ragioni per cui è stata esclusa la natura transitoria della crisi dedotta, né per quale ragione non fosse stata ritenuta attendibile la dedotta natura temporanea della riduzione delle commesse in lavorazione.


Protocollo  per la giurisprudenza del Tribunale di Pescara

La testata giuridico-forense PQM,  l’Ufficio del Referente Distrettuale del C.S.M. per l’Informatica e per l’Innovazione (settore civile/lavoro), il Tribunale di Pescara, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e  la Fondazione Forum Aterni hanno firmato nei giorni scorsi un importante PROTOCOLLO di intesa diretto a favorire la conoscenza della giurisprudenza del Tribunale di Pescara. 

Scopo dell'iniziativa è fornire a magistrati ed avvocati uno strumento agevole di diffusione, di conoscenza e di reperimento, anche attraverso le attuali risorse del processo civile telematico, dei “precedenti” d’interesse, come di volta in volta previamente selezionati, classificati ed indicati nei loro estremi dai magistrati estensori.

A breve, pertanto, il Tribunale di Pescara renderà periodicamente disponibile alla Rivista PQM i “Repertori” semestrali  informatici  comunicandone il relativo contenuto, non appena disponibili le classificazioni dei singoli provvedimenti.  La testata PQM, da parte sua, provvederà a diffonderne la conoscenza  a mezzo della propria newsletter periodica,  il sito web ( in fase di implementazione), la rivista cartacea, etc.

Il Protocollo prevede anche l’organizzazione  congiunta di periodici incontri e/o seminari e/o convegni di approfondimento, destinati agli operatori del diritto del Distretto, e riguardanti le tematiche inerenti alla giurisprudenza emersa come rilevante nel “Repertorio”.

Alla firma del documento presenti il  Presidente del Tribunale Dott. Bozza, il Giudice Falco, ideatore del progetto dei Repertori Periodici Informatici, il Presidente del COA Avv. Di Campli, il presidente della Fondazione Forum Aterni, editrice di PQM, Avv. De Benedictis e il Direttore Responsabile di PQM Avv. Pacifico. 


La collaborazione a PQM on line è aperta a tutti gli operatori del diritto che vogliano spontaneamente segnalare provvedimenti giudiziari ritenuti di interesse per novità, argomento, rilevanza.